MIGRAZIONE

L’idea della migrazione ha ispirato il progetto di quest’area. Si tratta di un tema di grande attualità poiché in un mondo sconvolto dal cambiamento climatico, volatili e piante viaggiano assieme per trovare nuove soluzioni di esistenza.

 

Questo continuo spostarsi contraddistingue sia il mondo vegetale sia quello animale, compreso l’uomo.

 

Tutto ciò è rafforzato dalle basi teoriche dettate dal celebre paesaggista francese Gilles Clément, il quale paragona la crescita naturale delle erbe spontanee, che si disseminano in maniera autonoma, alle rotte degli uccelli migratori.

 

L’esigenza di evasione per conquistare nuove Terre, da parte di queste specie, è concatenata al difficile anno di reclusione da poco trascorso. La tematica, sollevata in questa zona, crea così una similitudine legata al viaggio, al volo e all’evasione mentale e fisica degli individui in cerca di nuovi spazi selvaggi ed inesplorati.

 

L’evento pandemico, infatti, ha portato le persone a riscoprire il valore del contatto con l’elemento naturale e con esso la voglia di allontanarsi dalla propria comfort zone.

 

Riscoprire nuovi luoghi e spazi all’aperto è divenuta una realtà necessaria per risanare quel rapporto inscindibile Uomo-Natura che tanto incide sul benessere del singolo individuo.

 

A tale scopo, l’area di progetto, enfatizza questa fuga, ponendo il proprio focus sull’istallazione “site specific” rappresentativa di uno stormo in movimento.

 

Accompagnano questa danza aerea le soffici nuvole di graminacee, le quali permettono di ricreare un effetto dinamico e fluttuante, esteso all’intera area.

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Respira questi suoni

Alla base della ricerca dedicata all’area in questione ritroviamo uno dei principi cardine legati al concetto biofilico.

 

Il rimando al suono prodotto dalle canne di bambù, distribuite lungo tutta l’area, comporta nell’individuo una sensazione di rilassamento mentale e fisico.

 

È proprio questa costante e approfondita indagine, di origine organica, che lega il tema scelto al luogo d’interesse.

 

Grazie alla presenza dell’antico lavatoio, recentemente rimesso in funzione, abbiamo la possibilità di coniugare più sfere sensoriali (uditiva, visiva e tattile) al fine di indurre una piacevole percezione nei soggetti ospitanti.

 

Il luogo storico acquista così un valore aggiunto, combinando arte, storia locale, cultura e ambiente, grazie al connubio organico degli elementi inseriti.

 

I passanti possono scegliere di camminare nei pressi della zona oppure rilassarsi nelle sedute predisposte, assorbendo tutti i benefici indotti dal suono dell’acqua corrente e delle campane di bambù.

 

Gli ospiti sono inoltre invitati a relazionarsi con tali elementi, rafforzando questo rapporto fatto di dialogo e reciproco rispetto.

 

a cura di:

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in collaborazione con:

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Dall'abbandono alla rinascita

La zona interessata da sosta ristoro riguarda la tematica dell’ufficio abbandonato. Il tema si relaziona direttamente all’attuale situazione pandemica e ai cambiamenti epocali che ha apportato nel modo di lavorare, ma anche nel modo di vedere ad oggi i luoghi di lavoro.

 

Lo spazio è così pensato per riprodurre un’ambientazione lavorativa tipica degli ambienti urbani: l’ufficio.

 

Quello stesso ufficio, spogliato da ogni elemento green e illuminato solo da luce artificiale, che durante il lungo lockdown ha visto perdere, giorno dopo giorno, la sua funzionalità, lasciando spazio allo smart working.

 

La proposta progettuale vuole così mettere in luce quegli spazi che per lunghi mesi non sono stati “vissuti” come da routine. Gli utenti possono vedere riprodotti ambienti noti e affrontare un percorso visivo, passando da una zona in cui l’abbandono di questi spazi antropici è ben visibile per l’affermarsi di un’altra specie, quella vegetale.

 

A tale scopo si mette in luce una situazione di abbondanza e rivincita della Natura sull’uomo: essa si impadronisce nuovamente dei propri spazi. Questa abbondanza del verde è necessaria per arrivare se non al cuore, alla mente dei visitatori e rivela quanto sia essenziale riprogrammare una convivenza con il genere vegetale, rafforzando il rapporto Uomo-Natura.

 

L’angolo bar vede, quindi, la gestione di un biophilic workplace in grado di enfatizzare questa convivenza e il rapporto di reciproco rispetto, esaltando piante e arredi. La gestione dell’area vuole ricordare a chi la vive che siamo inesorabilmente connessi con la Natura. È scritto nel nostro DNA e ha un nome: si chiama biofilia, la propensione biologica a sentirci meglio in presenza di elementi naturali.