Suitcase Project

Data

9 > 26 settembre

Ora

tutto il giorno

Luogo

Bergamo

Paesaggi in valigia

a cura di Erika Lacava
composizioni floreali a cura di Massimo Bailo
coordinamento Silvia Mascheretti

Il Suitcase Project è un progetto di mostra itinerante nato dall’incontro di una valigia con l’arte contemporanea. 

 

Il Suitcase Project raccoglie le opere di piccolo formato di diversi artisti tra emergenti e affermati, chiamati a intrepretare il tema del paesaggio secondo la poetica propria di ognuno, per un insieme di opere intimo e suggestivo. 

 

Le opere viaggiano, in diverse tappe, in tutta Italia all’interno di una valigia vintage. Ma al posto che contenere quello che ci è necessario per il viaggio, la valigia del Suitcase Project porta con sè un pezzo del paesaggio attraversato. Il Suitcase Project è ora ospite del festival I Maestri del Paesaggio.

 

info
la mostra itinerante safrà esposta nelle vetrine degli esercenti che hanno aderito all'iniziativa. 
per maggiori informazioni sulla location dei vari esercenti.
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Allestimenti

The compositions are combined with hand-made Mobach furnace vases on a lathe.
Unique in shapes and enamels. The family has been producing them since 1895 and they are in the fifth generation .
The elements of the compositions are grasses and weeds that are part of Dunnett’s designs.

Artisti

FABIO ADANI (1974, Correggio)

Adani fa della delicatezza di rappresentazione, del non finito e dell’appena accennato un modo preferenziale di accostamento alla realtà. Delicatissimi paesaggi tesi sul filo della trasparenza, in cui l’acquerello continua idealmente la linea della fotografia manipolata pittoricamente, a sottolineare la percezione individuale del paesaggio, un dialogo più profondo tra realtà e immaginazione in una doppia chiave di lettura, tra realtà e “irrealtà”, che può essere sogno, desiderio, immaginazione.

 

ANNAMARIA GELMI (1943, Trento)
Artista di fama internazionale, in oltre cinquant’anni di carriera ha collaborato con critici d’arte come F. Gualdoni, M. Meneguzzo, G. Belli, D. Eccher. Una sua grande scultura è esposta in permanenza nel giardino del MART di Rovereto. Il suo segno, essenziale e rigoroso, si sposa da sempre con un richiamo sottile alle forme primigenie della natura, foglie, montagne, fiori, unite ai tratti geometrici dell’architettura. Negli “Skyline” in mostra, la montagna è “scavata” a creare una linea pura, astratta, di paesaggio.

 

ALESSANDRO LOBINO (1975, Torino – vive e lavora a Budoni (SS)
Artista attivo fin dai primi anni ‘90 nella ricerca e nella sperimentazione tecnica, negli anni successivi sceglie come materiali d’elezione la resina e il pane carasau, che segnano ancora oggi la sua cifra stilistica. Le opere presenti in mostra, “Contemporary fossils”, rappresentano idealmente dei carotaggi del mare e del territorio sardo, con indicate sul fondo le coordinate GPS del punto di “prelievo”.
 

FABIO PRESTI (1973, Catania – vive e lavora in Brianza)

Dopo aver esplorato diversi ambiti artistici, dall'inizio del 2000 si dedica con continuità alla pittura, arrivando in breve tempo a esporre presso enti pubblici e privati. La prima parte della sua carriera pittorica culmina nel 2012 con la vittoria del Premio Celeste. Ha una cifra stilistica riconoscibile dai pochi elementi figurativi limitati ai margini da elementi decorativi dai colori pastello. L’uso di polvere di marmo e ruggine, mista all’acrilico, simboleggia la materializzazione del tempo su un supporto fisico, la stratificazione e la creazione di un luogo, nella sua unicità.

 

FABIO REFOSCO (1968, Valdagno – vive e lavora a Trissino (VI)
Artista delle trasparenze, dai paesaggi appena accennati e dall’uso del materiale giocoso e inconsueto, ha esposto in varie collettive e personali a Vicenza, Treviso, Roma, Milano.

Gli “Orizzonti” nebbiosi proposti in mostra sono frammenti rubati dalla linea di confine tra terra e cielo, in una pianura padana percorsa in macchina a velocità che non consentono di individuare i dettagli: immagini di un attimo, suggestioni evocate, non chiaramente decifrate ma che restano impresse negli occhi e nell’anima.

 

LUCIA PESCADOR (1943, Voghera – vive e lavora a Milano)
Artista storicizzata, ha esposto in gallerie private, fiere e musei dal 1965 con esposizioni collettive e un’ottantina di personali in Italia (tra cui celebre è la mostra a Palazzo Tè di Mantova) e tutta Europa, Stati Uniti, Egitto, India e Cina. Propone le sue opere come installazioni in una casualità di accostamenti tra molteplici tecniche: disegno, pittura, ceramica. Tra i suoi progetti più celebri, di cui le immagini esposte sono parte, c’è l’“Inventario di fine secolo con la mano sinistra”, eseguito su carte di recupero, vissute e stratificate.

 

DADO SCHAPIRA (1957, Milano)
Artista trattato da diverse gallerie, ha esposto in diverse mostre personali e collettive, in Italia e all’estero. È affettivamente legato ai paesaggi delle Dolomiti e a Cortina in particolare, a cui ha dedicato diversi lavori. Tra questi, i due presentati per il Suitcase Project, “Monte Cristallo” e “Verso sera”, profili montuosi disegnati da un intreccio di fili e chiodi secondo uno stile che lega tessitura paziente, pagine di libro, cartine: mappe da decifrare, viaggi e storie.

 

TINA SGRO' (1972, Reggio Calabria)
Vincitrice di numerosi bandi e premi, tra cui il Premio Arte Mondadori, finalista ad Arte Laguna 2021, è attualmente in mostra con una personale al MART di Rovereto. La pittura di Tina Sgrò emerge nel panorama delle ricerche contemporanee per una serie di opere dedicate a interni o scorci urbani, caratterizzate da forti contrasti luministici, una dimensione teatrale della rappresentazione e una marcata intenzione di introspezione psicologica. La sua poetica dell’“insignificante” mette al centro dell’attenzione la banalità di un oggetto, la sua quotidianità, dietro a cui si nasconde una grande dimensione emozionale.

 

MAURO PINOTTI (1974, Vigevano)

Affianca l’attività di fotografo a quella di scultore autodidatta. I suoi lavori fotografici saranno esposti nella sezione New-Post Photography del prossimo MIA Photo Fair. Come scultore si dedica alla costruzione di piccoli mondi materici di ferro e cemento denominati “Futuro semplice”, distopie del contemporaneo in cui gli edifici sembrano invadere tutto il suolo circostante. Nella nuova produzione inserisce nei suoi paesaggi piante aeorofaghe, le Tillansia, una speranza di rigenerazione in una prospettiva futura.

 

SARA LOVARI (1979, Avena di Poppi (AR))
Dopo una laurea in economia si trasferisce in Inghilterra dove esordisce come artista nel 2007. Finalista al premio Arte Mondadori nel 2014, vincitrice in due sessioni del premio Adrenalina e semifinalista al Laguna Art Prize di Venezia. Le sue opere si distinguono per colori caldi ispirati alla terra e alla natura, per le applicazioni polimateriche che dialogano su supporti antichi e preziosi come libri ottocenteschi e cartine geografiche, dando vita a pitto-sculture e assemblage.

 

ALESSANDRA ROVELLI (1976, Rivolta d’Adda (CR))

Dopo il diploma di tecnico ceramista, si diploma all’ Accademia di Belle Arti di Brera. Ispirata fin dall’inizio alla campagna cremonese nella quale è cresciuta, dà grande importanza alla componente tattile che dà ruvidità della superficie, ottenuta attraverso la stratificazione di materiali di origine naturale come il carbone, la cenere o la terra brulla. Da qualche anno si concentra quasi esclusivamente sulle “Life-Box”, scatole di cartone sulle quali l’artista stenderà la tela, regalandole così la terza dimensione. "Contenitori" in cui l’artista inserisce un biglietto scritto a mano, un messaggio muto che, come la valigia del Suitcase Project, porta con sè storie, esperienze, ricordi di cose vissute. 

 

PINA INFERRERA (Messina – vive e lavora a Mozzo (BG))

Ha esposto in Italia e all’estero: Londra, New York, Tournai, Francoforte, Parigi. Le sue opere sono pubblicate su cataloghi, libri d’arte, riviste, quotidiani. La ricerca artistica di Inferrera è tesa all’esplorazione della realtà circostante, con l’intento di indagare l’uomo e il suo habitat. Le sue immagini si muovono fra reale e surreale, in una natura incontaminata in cui l’uso particolare della luce suggerisce uno spazio spirituale.